629 migrants: Aquarius.

…les 629 migrants à bord de l’Aquarius vont  pouvoir débarquer en Espagne, qui avait proposé de les accuellir, a annoncé ce matin SOS Méditerranée. 

…los 629 migrantes rescatados la noche del sabado  en aguas internacionales frente a Libia irán al puerto de Valencia, según el coordinador de Médicos Sin Fronteras a bordo del Aquarius. 

…le président de la communauté autonome d’Extrémadure a également annoncé que sa région était prête à accueillir « une partie des personnes présentes à bord de l’Aquarius.

Fernando Arrabal: Prix 2018 PALIO DI SAN ROCCO PELLEGRINO de San Miniato.


Querido maestro Fernando Arrabal :  
con el director del Festival  de Teatro de Volterra, Andrea Mancini,  te atribuiremos (por tu obra  « Sarah e Victor ») el premio  PALIO DI SAN ROCCO PELLEGRINO en la ciudad de San Miniato (Italia) .  La noche de la atribución  sera  el 16 de Agosto.   Sergio Aguirre  Centro Iniziative Teatrali-AttoDue.

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…me encanta y me honra 
(sin mérito alguno por parte mía) 

que el  prestigioso  premio
de la mágica ciudad de San Miniato   
PALIO DI SAN ROCCO PELLEGRINO 
me sea atribuído
el 16 de agosto de 2018
precisamente
la semana  que acabaré  de cumplir
(si Pan me presta vida) 
86 años;
queridos Sergio Aguirre y Andrea Mancini; 

 

 

Conservatoire Camille Saint-Saens: lundi 11 juin 19h 30 (aujoud’hui).

AURÉLIA  A.

11 ans

alto

jouera

’“Andante”

de Franz SCHUBERT  [Lichtenthal(Vienne) 1797 > 1828 Vienne]

(http://www.espritsnomades.com/siteclassique/schubertquatuor13.html)

intermède littéraire

puis

« Le chant des oiseaux »  (El cant dels ocells)

de Pau CASALS [El Vendrel (Tarragona)1876  > San Juan(Puerto Rico) 1973; …trouve refuge à Prades (Pyrénées Orientales; …. proposé au prix Nobel de la Paix.]

lundi 11 juin à 19h30

CONSERVATOIRE CAMILLE SAINT-SAENS

208 rue Faubourg (arrabal) Saint Honoré  Paris, 8e.

Natalia Palacios Darcourt: L’impératrice du Pérou dès son palais.


« …he escrito un ensayo sobre  « Fando y Lis ». Este escrito será publicado y han elegido una foto de mi trabajo de portada! Por eso  ENSAD y obviamente yo, te mandamos un ejemplar de ella. ENSAD  hará otra publicación en septiembre de este año, con un cd en el cual se puede ver  la articulación de lo teórico con lo practico. En esta publicación  crees tu Fernando que se pueda grabarte y hacerte una cuantas preguntas?  Como siempre feliz de escribirte sin parar de descubrir todas las alegrías  que me ha traído « Fando y Lis ». Adjunto imágenes de las pinturas de  Gabriel porque se que te van a gustar, un abrazo largo y grande como una pulga!  Natalia Palacios Darcourt… ».

Recommandé par So Foot: T A T A N E (Laura Georges, Benjamin Biolay, Fernando Arrabal…).

 

 

 

Tatane (pour un football durable et joyeux)

5o idées joyeuses pour changer le foot

Illustrées par Néjib

Gallimard  2018

 

Manifeste coécrit par Vikash Dhorasoo,  Brieux Férot et Pierre Walfisz    (« …on peut penser avec ses pieds »)

http://www.tatane.fr

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JOUER AU FOOTBALL SANS ENTRAINEUR par Fernando Arrabal :

« …l’entraineur est un création d’un homme très intelligent et érudit: Stalin…

Un monstre …

Il a aussi crée le metteur en scène de théâtre pour remplacer l’ancien souffleur…

Je rêve d’un foottball moderne.  Anarchiste. San entraineur… »

PICNIC de F.Arrabal: prix de théâtre en Galice.

Veintitrés años de teatro, «orgullo» del  grupo Vai no Dentista: ganó tres de las cuatro últimas ediciones del premio de teatro en Galicia: « Picnic » de F.Arrabal.

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« Es un orgullo para un centro  público como o noso ter un grupo de teatro con estabilidad durante 23 anos», manifiesta Manuel Portas. Ese grupo, Vai no Dentista, ganó por tercera vez en los últimos cuatro años -2015, 2016 y 2018- el premio, como mejor de teatro  de Galicia. El último lo recogieron ayer en A Coruña, por En pé de guerra ( Picnic, de Fernando Arrabal-.

Este trabajo mueve a 22 actores y actrices en escena, estudiantes, y un técnico de sonido también alumno del centro, explica Daniel Baamonde, el director del grupo. Aunque son 30 actores quienes se han apuntado para hacer teatro este curso. Esta obra la representaron . en el salón de actos del centro y  en el Teatro Principal. Este viernes la harán de nuevo en un certamen internacional, en Rois «que esperamos nos abra as portas para outro encontro de teatro, en Portugal. Porque hai que mover o teatro, non quedar só no centro», afirma Sagrario Torrado, docente responsable del equipo de dinamización lingüística.

Daniel y Sagrario destacan que el Xelmírez I considera el teatro como una actividad artstica , pero es mucho más: «é moi importante, como nos comentan todos», sostiene Sagrario. «Funciona como unha actividade ben integrada na vida», indica Daniel.

Ensayan los primeros meses del curso, y  cuando se acerca el certamen de teatro; dos horas, o más, por sesión. Y actúan en la programación de las Letras Galegas y en otras ocasiones: «a dirección impulsou o grupo, facilitando o funcionamento e as actuacións», manifiesta Sagrario.

En pé de guerra : «O máis difícil nos ensaios é conseguir a concentración e a atención de actores e actrices con personalidades, mundos e intereses moi diversos», dice el director. «Teñen moita enerxía, absorben todo, e aprenden rápido, con moito dinamismo e actividade», indica Sagrario.

Monselice e Venizia: Fernando Arrabal, l’incarnazione dell’arte contemporanea.

Il 1° giugno, ore ore 21.30, a Villa Duodo, Monselice (PD) .  (Condividi TeatriOnline sui Social Network)

 Considerato uno degli autori più importanti del XX secolo, Arrabal è considerato l’incarnazione dell’arte contemporanea; è infatti l’unico ad aver collaborato con tutte e tre le icone dell’arte contemporanea: André Breton per il Surrealismo, Tristan Tzara per il Dadaismo e Andy Warhol per la Pop Art. Le sue opere teatrali sono tra le più rappresentate al mondo. Si tratta di un teatro che porta spesso all’estremo le tematiche del realismo, dell’assurdità dell’esistenza, della patafisica e dell’impegno civile e politico. Fece parte per tre anni del gruppo surrealista di André Breton; per questo motivo, Mel Gussow lo definisce l’unico sopravvissuto delle “tre reincarnazioni della modernità”.

Fernando Arrabal ha diretto sette lungometraggi. Ha pubblicato quattordici romanzi, circa ottocento libri di poesia, vari saggi tra i quali si evidenziano i testi dedicati al gioco degli scacchi.

Nel 1963, con Rolan Topor e Jodorowsky  fonda il Movimento Panico. Dal 1990 è Trascendent Satrape del Collegio di Patafisica.

Fernando Arrabal è autore di un teatro geniale, brutale, sorprendente e gioiosamente provocatorio. Un potlatch drammatico in cui i rottami delle nostre società “avanzate” si carbonizzano nel festoso recinto di una rivoluzione permanente. Eredita la lucidità di un Kafka e l’umore di un Jatrry; per la sua violenza viene paragonato a Sade e ad Artaud. Ma probabilmente è l’unico ad aver portato lo scherno così lontano. Gioiosamente ludica, ribelle e boema, la sua opera è la sindrome del secolo del filo spinato: una forma di rimanere in guardia.

Venerdì 1 giugno alle ore 21.30 a Villa Duodo, Monselice, va in scena lo spettacolo teatrale « Preghiera » di Fernando Arrabal. Lo spettacolo è ideato e diretto da Fabio Gemo e Viviana Piccolo

PREGHIERA (Oracion) è stata scritta nel 1957 e riflette la noia di una coppia che ha appena assassinato il loro figlio. Progettano di assumere i precetti etici della Bibbia. Arrivano all’enorme apatia della vita e, per dargli una ragione, si appoggiano alle Sacre Scritture per trovare un contenuto per una vita piena di azioni fatue e, quindi, distinguere un motivo per l’apprendimento del trascendente. Le opere di Fernando Arrabal hanno sempre ruotato attorno al dubbio metafisico su quale sia la convenienza delle forme etiche o pratiche cercando il messaggio di ciò che cerchiamo, come il contenuto delle utopie, come unica ragione per andare avanti.

Fabio Gemo. Antropologo, documentarista, attore e regista, fondatore del Centro Studi sull’Etnodramma si occupa di antropologia applicata al cinema e al teatro. Sin dal 1988 ha compiuto frequenti viaggi di ricerca in Messico, Norvegia, Cuba, Ecuador, Colombia, Canada e India, collaborando con diversi centri teatrali sul teatro rituale e d’innovazione.

Studioso di sciamanismo e di tecniche dell’estasi, è direttore artistico dell’ETNOFILMfest, mostra del cinema documentario etnografico e di ETNOFILM – Scuola di Cinema Documentario Etnografico.

Viviana Piccolo. Attrice e regista, laureata in Filosofia, studiosa delle sperimentazioni vocali e degli Stati di trascendenza e meditazione, insegnante di teatro. Ha lavorato al Teatro stabile d’Abruzzo con il regista Claudio Di Scanno. Tra i suoi lavori più importanti si segnalano le collaborazioni con varie Università italiane assieme al Maestro Fernando Arrabal mettendo in scena due suoi testi teatrali (Fando e Lis e Il Castello dei Clandestini). Con lo scrittore Rocco Familiari ha messo in scena una sua drammaturgia (Ritratto di spalle) per il teatro stabile di Messina.

Ha lavorato con il regista Leone d’Oro Krizstof Zanussi.

A seguire lo straordinario intervento del maestro Arrabal dal titolo: “CUERPO Y ALMA EN ORACIÓN”, ovvero: corpo e anima in “Preghiera”, una sua conferenza sul dramma che porta in scena dal 1957.

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Note biografiche su Fernando Arrabal:

Fernando Arrabal, drammaturgo, poeta e regista cinematografico spagnolo (n. Melilla, Marocco spagnolo, 1932). Segnalatosi giovanissimo a Madrid con due lavori teatrali, Los soldados e Los hombres del triciclo, si trasferì a Parigi nel 1954, dove finì per stabilirsi. Della sua copiosa produzione teatrale va ricordato Le cimitière des voitures (1958; trasposizione nel film omonimo del 1983), messo in scena nel ’66 da V. García, che fuse in un unico spettacolo altri testi di A. come Oraison, Les Deux Bourreaux, La Communion solennelle. Tra il 1960 e il ’62 fondò assieme a . R. Topor  e  A. Jodorowsky  il Movimento Panico. Critico del surrealismo e tipico rappresentante della neoavanguardia degli anni ’60, Arrabal si interessò ben presto al cinema come mezzo particolarmente idoneo alla libera espressione delle ossessioni personali. Realizzò la sua prima regia con « … Et ils passèrent des menottes aux fleures » (1969), seguita da « Viva la muerte » (1970; tratto da un suo romanzo autobiografico del 1959, Baal Babylone), nel quale rievoca, in un alternarsi di realismo crudele e di allucinazione, la guerra civile, la tragica morte del padre. Dopo questo film, che resta la sua prova più convincente, girò « J’irai comme un cheval fou » (1974). Con « L’arbre de Guernica » (1976) A. è ritornato sul tema della guerra civile.

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I

L’Etnofilmfest è diretto da Fabio Gemo e organizzato dal Centro Studi sull’Etnodramma, con il contributo del Comune di Monselice – Assessorato alla Cultura. Con il Patrocinio de La Nuova Provincia di Padova.

 

« Agenda Cultural »: « Fernando Arrabal irradie son énorme personnalité » .

Fernando Arrabal  irradia su enorme personalidad.

Eduard Aguilar (Agenda Cultural).

Este   ciclo empieza con ambición, invitando a impartir una charla-coloquio, ni más ni menos que al representante de la gran generación de vanguardistas que remueva los conceptos estéticos de los siglos XX y XXI, el dramaturgo y escritor Fernando Arrabal (Melilla, 1932), con una reflexión sobre el arte  en la  actualidad.

Arrabal irradia su enorme personalidad. Muy erguido no acompaña hacia el exterior de su hotel, siguiendo las indicaciones de Pepe, nuestro fotógrafo, buscando la luz y las sombras para el mejor retrato. Arrabal, experimentador de todas las artess posibles, curioso, le comenta a Pepe que todos los días intenta subir alguna foto a su cuenta de Instagram. Fotos que Pepe reconoce admirar. El comentario de Arrabal no tiene al más mínimo desliz de vanidad, es pura curiosidad de compartir experiencia con un “compañero fotógrafo”.

Al igual que una vez sentados en el hall del hotel, acompañados de sus amigos Póllux Hernúñez Juan Carlos Valera. No hay fatuidad alguna en Arrabal. Es sincero cuando reconoce que está haciendo una excepción en esta viaje, que hace tiempo que no concede entrevistas, porque lo que tiene que decir ya lo hace en los posts de sus redes sociales. Ante un intento de elogio como introducción a la conversación, “es usted el último de los grandes genios del siglo veinte…”, interrumpe con una andanada de humildad :  “no, no, yo he tenido muy buena suerte, he tenido muy buenos profesores toda mi vida. He tenido la suerte de estar rodeado de gente como Andy Warhol o como los presentes, Póllux, Juan Carlos, Luce, mi mujer, o como Samuel Beckett, André Breton o Tristan Tzara, gente que estaba al alcance de mis conocimientos porque la monja que me enseñó, me preparó para no estar demasiado deslucido en el grupo surrealista, o en Nueva York, con Warhol. Gente que me ha dado tanto que podría estar agradeciéndoselo eternamente”.

Warhol, Beckett, Breton, Tzara… ninguno de ellos ha traspasado la última gran frontera, el advenimiento de internet y la conexión total. Arrabal, sin embargo, en solo unos minutos, ya ha hecho mención a algunas redes sociales, a los nuevos medios técnicos. “Sí, estos nombre no pudieron atravesar esta frontera. Por ejemplo, yo lamento que Picasso no pudiera tener acceso a Twitter, qué cosas no podría haber hecho con él. Yo, sin embargo, he sido expulsado de la red social más célebre. He recibido una carta desde Suiza, diciéndome que no podía seguir utilizando Facebook, porque era malo para los niños pequeños (‘eso es por lo del cuadro del pene que colgaste’, interviene Póllux, lingüista, dramaturgo, antiguo responsable de la calidad de las traducciones al español de la Comisión Europea). Amigos que utilizan mi nombre en la red, que lo hacen con cierto cariño, tienen derecho a estar en Facebook con mi nombre, pero no yo, estoy bloqueado cada vez que intento entrar”. Pues que no hubiera pasado con Picasso, o cualquiera de sus coetáneos.  “Yo pienso que Andy Warhol habría estado muy interesado, o no lo habría estado en absoluto, quién sabe. No tenemos ninguna referencia de ninguno de ellos, porque ninguno llegó a tener contacto con internet”.

Sin embargo, Arrabal ha estado interesado en las posibilidades de internet desde el primer momento. “Mi idea es que la imaginación es el arte de combinar los recuerdos. Para mi primera exposición que hice en París, lo hice de esta manera, mezclando recuerdos para comnponer cuadros. En aquel momento ya estaba muy interesado en lo que era internet. En Francia teníamos una cosa que se llamaba Legionario, una especie de teclado que funcionaba muy mal y teníamos que pegarle para que fuera, por eso lo llamábamos el Legionario. Es que antes de que surgiera internet como lo conocemos ahora, en Francia inventaron una cosa que se llamaba Minitel, una cosa grande y aparatosa (Minitel es un servicio de videotex accesible a través del teléfono y es considerado uno de los más exitosos predecesores de la World Wide Web, Wikipedia dixit). Cuando viajábamos a Nueva York, por ejemplo, explicábamos que en Francia teníamos un aparato en el que hacíamos así (hace el gesto de teclear y dar a intro) y sabemos a qué hora sale un tren. ¡No es posible!, nos respondían. Y sí, vaya si era posible. En ese momento yo estaba en la primera fila de combate, ahora estoy en la última. Cuando tengo una gran dificultad, consulto a mi nieto, que tiene 11 años”.

Esta curiosidad absoluta, esta necesidad de conocer, experimentar, crear con las herramientas contemporáneas, choca con la tecnofobia que empieza a ser un movimiento entre los creadores actuales. “Creo que algunas de esas personas no son escritores, pintores, artistas, se nombra como tales, pero no es cierto. Se dijo, en su momento, que los escritores no querían la hispano-olivetti (máquina de escribir comercializada por la filial española de la marca italiana Olivetti,  instalada en Barcelona, durante los años 40 del siglo XX) porque era demasiado moderna, pero no es cierto, los de nuestra generación utilizamos la hispano-olivetti, y en la actualidad, obviamente, nada más que podemos utilizar internet.

Recuerdo que la prensa española, en el año 42, o 46, no recuerdo bien, hizo un titular que decía algo así como ‘Pío Baroja: a mi mesa no llegará la coca-cola’. Baroja se había exiliado, harto de la España franquista, pero al cabo de un año tampoco no soportaba vivir en el extranjero y volvió. Nosotros, en el año 42, ¡nos preguntamos qué será eso de la coca-cola! Esto es lo que se piensa que los intelectuales pensamos y decimos, que abominamos de la modernidad, pero no es así. Hay una especie de culto a la verdad que impone internet que nos gusta a todos. Antes, cualquiera podía decir ‘soy el mejor poeta, o el mejor dramaturgo italiano’, pero ahora se puede comprobar. ‘Gané tal premio’, pues bien, vamos a comprobar si es cierto”.

El teatro siempre está, cuando el resto de artes desaparecen, se minimizan. En medio de un erial cultural, siempre hay una chispa escénica, dramatúrgica, que mantiene el rescoldo. “Discúlpeme si contradigo esa idea extendida de erial cultural. Yo en España solo he vivido apenas 20 años, pero aquí he conocido a los mejores maestros imaginables e inimaginables. Y luego, en el exilio, he conocido españoles ni imaginables, ni inimaginables. Cuando digo que yo no me he encontrado mal con los surrealistas en París, o con Warhol en Nueva York, es gracias a esa monja que citaba antes, que nunca supo quien era Dalí, pero me preparó para todo eso. Y después también mis amigos del Ateneo, durante los veinte años que estuve aquí. Eso me hizo estar preparado para todo, incluso para Tristan Tzara y su  manera de jugar al ajedrez, a pesar de que quería ganar siempre . Estamos creyendo que estamos viviendo un momento tremendamente malo de la literatura, de las artes, pero eso mismo pensaba Platón. En un diálogo en el que cuenta que los poetas y los filósofos del Ágora dicen “tenemos los mejores teatros en piedra del mundo y los mejores dramaturgos, y la gente prefiere los Juegos Olímpicos”. ¡Él y sus colegas filósofos piensan que están viviendo en un infierno cultural! Entonces, un sacerdote egipcio que pasa por allí y los escucha hablar en estos términos, les espeta: ‘ustedes, poetas, son como niños’. Siglos más tarde, Quevedo, del cual se pueden discutir muchas cosas, pero no que fuera una inteligencia pura, de las más aguzadas de su época, dice ‘miré los muros de la patria mía’, queriendo decir que todo es un desastre, ¡y está conviviendo con Góngora, con Lope de Vega, con Cervantes!. Yo no sé cual es la situación actualmente, pero a nosotros nos tratan muy bien, ¡como si fuéramos algo importante!”.

La duda permanente atenaza el discurso de Arrabal, cuando piensas que se ha abismado más allá de la pregunta, en realidad se encuentra al fondo de la mina, buscando la veta que lo llevará hasta la respuesta. “Por ejemplo, la patafísica, el único de los cuatro avatares de la modernidad que permanece, yo cada vez que la nombro, parece que lo único que cosecho son risas, pero es algo muy serio, es el todo, un todo que provocó que sus creadores acabaran muriendo de hambre. Es el caso de Marcel Duchamp, que las últimas veces que lo visité en Nueva York, lo veia dando clases de francés a francesas, en hoteluchos de mala muerte. André Breton, en un momento dado, se dirige a Luce Arrabal, que es catedrática en la Sorbona, y en tanto que eso tiene un criterio de autoridad más grande que el mío a la hora de difundir la noticia que va a darle, que es que ese año ha ganado al equivalente de 600 francos por su literatura. Quiere divulgar que el documento  de Gallimard, su editor, en que le dice que en su último año de vida, ya que morirá en unos meses, el total de los derechos de autor devengado, son 600 francos”.

Y si la queja permanente del mundo de la cultura se mantiene invariable a lo largo de los tiempos, lo que sorprende a Arrabal, lo que para él es un sobrevenido que no espera, es que al igual que él fue condenado en los años 60 por la justicia franquista, en una acusación de blasfemia, en el momento actual, la justicia  acaba de procesar o condenar, según el caso, a un actor por blasfemia. “Es cierto que el antiguo régimen nos hacía el único honor que podía hacernos, meternos en la cárcel”.

Cycle de Théâtre d’Arrabal (carteles y pasquines).

 

( …tracts)

Cycle de théâtre:

les organisateurs ont reçu un invité d’exception

le dramaturge Fernando Arrabal

il a proposé une série de conférences/colloques

aux  Sièges Universitaires  de Valladolid, d’Alicante , de Madrid…

***

 

(…pasquines)

Ciclo de teatro:

los organizadores han contado con un invitado de excepción,

el dramaturgo Fernando Arrabal,

que ha ofrecido  charlas-coloquios

en las Sedes Universitarias de Valladolid. Alicante,  Madrid…

***

 

La photo de mai 68  dans le théâtre  Odeon  de Paris avec  Topor derrière Antonio Saura ; ce dernier, sans cheveux, près de Lis; Jérôme Savary couché  à gauche, avec Hilcia d’Aubeterre penchée et accoudée sur lui devant l’actrice Maude Valdène; derrière moi Lise Granvel avec deux acteurs fumant (Renaud Gouyon et Jacques Coutureau); et finalement Copi allongé …sous le Radeau de la Méduse », huile d’ Olivier O. Olivier. [ La foto  de mayo de 68 en el teatro Odeón de París con  Topor detrás de Antonio Saura, éste, sin pelo, junto a Lis; Jérôme Savary tumbado a la izquierda con Hilcia d’Aubeterre reclinada delante de la actriz Maud Valdene; detrás de mí Lis Grandvel con dos actores fumando (Renaud Gouyon y Jacques Coutureau) y finalmente Copi recostado delante… bajo el “Radeau de la Meduse”, óleo de Olivier O.Olivier.]